Angkor, il sito turistico simbolo della Cambogia, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità, fu la capitale dell'Impero Khmer per circa 500 anni, dalla fine del IX secolo fino al 1431, quando fu conquistata dall’esercito Thai. Un'immensa metropoli, nata e sviluppatasi su un sistema idraulico complesso, nel cuore della foresta tropicale:
questo preserva il Parco Archeologico di Angkor, situato tra il lago Tonle Sap a sud e le montagne del Phnom Pulen a nord, che occupa oggi un’area di circa 400 chilometri quadrati e comprende diverse centinaia di templi e santuari, quasi tutti sepolti o in rovina, e siti lontani fino a 50 km dalla zona centrale, che sorgeva anticamente intorno al tempio di Angkor Vat, l'unico tempio di grandi dimensioni a non essere mai abbandonato, continuando ad essere utilizzato come monastero buddista anche dopo il’500.
La maggioranza dei templi più noti e oggi visitati è invece concentrata in un'area di circa 15 chilometri per 6, poco a nord di Siem Reap. E’ straordinaria l’atmosfera che si respira in questi luoghi, dove, anche chi non è religioso, non può fare a meno di meditare sulle ragioni e i desideri più profondi del proprio essere.
Dal punto di vista storico e architettonico è invece probabilmente il più grande insediamento urbano dell'epoca preindustriale, individuato, da studi recentissimi fatti in collaborazione con la Nasa, come tre volte più vasto di quanto si sia creduto finora, e caratterizzato da un sistema avanzato di rete idraulica, che permetteva di alimentare decine di chilometri di risaie anche nelle stagioni secche. Ma questo stesso sistema fu probabilmente la causa della rovina di Angkor e dell’impero Khmer, probabilmente dovuta ad una catastrofe ambientale causata dalla deforestazione e da fatali inondazioni.
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